"Con la voce rotta dall'emozione Jaromil disse: "Neanch'io potrei vivere senza di te". E lei ripeteva che non poteva vivere e che non sarebbe vissuta senza di lui, e si ripetevano tutti e due questa frase e la ripeterono così a lungo che finirono col soccombere a un grande, nebuloso stordimento; si strapparono di dosso i vestiti e fecero l'amore; improvvisamente lui sentì sotto la mano l'umidità delle lacrime che scorrevano sul viso di lei; era meraviglioso, non era mai successo che una donna piangesse d'amore per lui; le lacrime erano per lui la sostanza in cui l'uomo si dissolve quando non vuole essere soltanto un uomo e desidera superare i propri limiti; gli pareva che attraverso le lacrime l'uomo sfuggisse alla sua natura materiale, ai suoi limiti, per confondersi con le lontananze e divenire immensità. Era terribilmente commosso dall'umidità di quelle lacrime e improvvisamente si accorse che stava piangendo anche lui; si amavano ed erano bagnati su tutto il corpo e su tutto il volto, si amavano e più che amarsi si dissolvevano, i loro umori si mescolavano e confluivano come due fiumi; piangevano e si amavano, e in quel momento erano fuori dal mondo, erano come un lago che si è staccato dalla terra si invola verso il cielo."
Milan Kundera, La vita è altrove
pace e amore

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